
Iscritto al PCI dalla fine del 1943, fino al febbraio 1944, svolse attività politica. Partecipò all'insediamento di partigiani bolognesi nel Veneto nell'inverno 1943-44.
Rientrato a Bologna il 6/4/44, venne inserito in un gruppo gappista della 7a brg GAP Gianni Garibaldi. Fece parte del gruppo di 12 gappisti che il 9/8/44 compì l'ardimentosa azione che portò alla liberazione dei detenuti politici rinchiusi nel carcere di S. Giovanni in Monte (Bologna).
Partecipò alle battaglie di Porta Lame (7/11/44) e della Bolognina (15/11/44). Restò ferito in combattimento.
Fu nominato comandante del reparto di polizia partigiana. Riconosciuto partigiano dal 3/3/44 alla Liberazione. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazione:
«Comandante della squadra di polizia di una brigata G.A.P. partecipava con solo undici compagni animati dalla stessa fede all'audace colpo di mano che ridava libertà a duecentoquaranta detenuti politici rinchiusi nelle carceri di S. Giovanni in Monte. A Porta Lame e alla Bolognina si distingueva per indomito valore sostenendo una fiera lotta contro preponderanti forze nazifasciste che appoggiate da dodici carri armati cercavano di sgominare e catturare i partigiani rifugiati fra le macerie delle case distrutte dai bombardamenti aerei. Dopo un'epica difesa, piuttosto che cadere nelle mani del nemico, arditamente balzava fuori dal rifugio e abbattuti col preciso fuoco del suo mitra due soldati tedeschi accorsi per sbarrargli il passo, dava la possibilità ai compagni di sfuggire all'accerchiamento e di portare in salvo i partigiani feriti. Mirabile esempio di audacia, altruismo e sprezzo del pericolo»







