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L'Anpi provinciale sulla proposta di spostamento delle feste civili

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Pubblichiamo il comunicato che l'ANPI provinciale di Bologna ha inoltrato agli organi di stampa in data 19 agosto.

Si ricorda inoltre che presso lo stand Anpi (n.34) della Festa provinciale dell'Unità di Bologna (25 agosto - 19 settembre) si raccolgono le firme contro la proposta del governo.


Questa Associazione in linea di massima esprime vive perplessità sulla manovra economico-finanziaria così come è stata concepita dal governo in carica, ma ritiene inaccettabile in assoluto lo spostamento di tre significative date storiche per il nostro Paese.

Il 25 aprile celebra la liberazione del Paese dall’occupazione nazista e dalla dittatura fascista, il 1° maggio è la festa internazionale del lavoro ricordato come punto fondativo nell’articolo 1 della nostra Carta Costituzionale, il 2 giugno celebra la nascita della Repubblica e l’avvio del processo democratico del nostro Paese.

Sono tre avvenimenti storici identitari per l’Italia. Sono date di alto valore morale che richiamano i principi fondamentali della democrazia del nostro Paese ed è incalcolabile il danno culturale e morale che il loro spostamento può determinare.

L’Associazione Partigiani di Bologna si rivolgerà ai suoi associati, a tutti i sinceri democratici e ai giovani per respingere questa assurda decisione.

Il Presidente del Comitato provinciale di Bologna dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

Lino “William” Michelini



 

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Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti. Primo Levi