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L’ANPI: con Vassalli perdiamo un vero galantuomo e uno dei padri migliori della nostra Repubblica

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giuliano vassalliCon profonda commozione apprendiamo della scomparsa di Giuliano Vassalli. Una grave perdita per l’intero Paese, per le sue istituzioni, per la sua cultura democratica.

Ricordiamo prima di tutto un galantuomo - qualità rara - discreto, generoso, che si prestava alle presenze e alle dichiarazioni pubbliche solo quando una particolare situazione di difficoltà per la tenuta democratica del Paese lo richiedeva. O per rimarcare la necessità di fare memoria in un momento in cui si tende a revisionare per fini non storiografici il percorso che ha portato l’Italia alla conquista della libertà. E ci preme ricordare a questo proposito il suo appassionato intervento in una Sala della Camera dei Deputati, nello scorso gennaio, contro la proposta di legge 1360 che pretendeva di equiparare  i repubblichini di Salò ai partigiani.


Vassalli è stato un valoroso partigiano. Tra i capi delle formazioni socialiste a Roma, sostituì Pertini  nella Giunta militare centrale del CLN. La sua battaglia per la libertà lo condusse all’arresto e alla sopportazione di indicibili torture nel famigerato carcere di Via Tasso. Il profondo senso del dovere nei confronti delle Istituzioni - alla cui crescita democratica ha contribuito rivestendo importanti incarichi, da Ministro a Presidente della Corte Costituzionale - gli derivava proprio dall’esperienza dura e formativa della Resistenza.

La nostra Repubblica perde uno dei suoi padri migliori, e auspichiamo che il suo esempio di impegno disinteressato e rettitudine morale viva per sempre, in special modo nel cuore delle nuove generazioni, la futura classe dirigente.

L’ANPI, di cui Vassalli è stato uno dei fondatori nel 1944, è vicina al dolore della famiglia e a quello di tutti gli italiani.

LA PRESIDENZA E LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Ottobre 2009 19:57  


“Uomini e donne di Bologna! Nel ricordo doloroso ma fiero dei nostri Caduti, nella coscienza dello sforzo immane onde la vita e il lavoro risorgono da tanti lutti e rovine, l'aureo simbolo del valore appuntato sul Gonfalone del Comune, sia a tutti monito di quanto la riscattata libertà costi al popolo, sia preciso impegno di difendere contro ogni oltraggio e contro ogni insidia il prestigio delle nostre libere popolari istituzioni repubblicane, sia a noi di auspicio e guida nel percorrere decisi ed uniti la via gloriosa delle civili feconde conquiste del lavoro, della scienza, delle arti, cui Bologna legò il proprio nome nei secoli”

Bologna, 24 novembre 1946, in occasione del conferimento della medaglia d'oro al valor militare alla città