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Cinque comandanti partigiani chiedono il ritiro del calendario della Provincia di Padova

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Alla Presidente della Provincia di Padova
Dott. Barbara Degani

Signora Presidente,

abbiamo appreso recentemente dell’esistenza di un calendario che - realizzato e diffuso dalla Provincia di Padova da Lei presieduta - sembrerebbe non contemplare il 25 aprile come Festa della Liberazione, di fatto annullandola.

Ebbene, siamo profondamente sconcertati, indignati, amareggiati per tanta disattenzione e disaffezione nei confronti di una giornata storica, fondativa della Repubblica, che ha di fatto riunito il Paese, col sacrificio di tanti uomini e donne generosi, coraggiosi, dotati di un incomparabile senso di responsabilità e del dovere civile.

Una giornata grazie alla quale in seguito si è potuto dar vita a Istituzioni libere e democratiche tra le quali anche quella da Lei rappresentata.
Come spiegare, spiegarci questo gesto? Come spiegarlo al popolo tutto che da sempre riconosce tra le sue radici migliori e più unificanti proprio la Lotta di Liberazione?

Siamo qui a chiederLe, dunque, il ritiro immediato del calendario in oggetto. Perché la storia del Paese non sia falsificata, per il rispetto che dobbiamo ai combattenti della libertà, per i giovani che hanno il diritto di conoscere e riconoscere le loro origini civili.
Per la dignità dell’Italia.

Franco Busetto – Ufficiale di collegamento – Comando Interregionale Brigata Garibaldina “3 Venezie” (Componente del Comitato nazionale ANPI)
Gino Cattaneo – Comandante della Divisione “M.O. Renzo Cattaneo” delle formazioni Matteotti del Piemonte  (Vice Presidente nazionale ANPI)
Lino “William” Michelini – Ufficiale Settima Brigata GAP “Gianni” (Vice Pres. naz. ANPI)
Massimo Rendina – Capo di Stato Maggiore Prima Divisione “Leo Lanfranco” – Brigate Garibaldi  (Componente del Comitato nazionale ANPI)
Walchiria Terradura – Comandante della squadra “Settebello” (Presidenza Onoraria ANPI)

Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Gennaio 2011 11:14  


Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti. Primo Levi